Artribune | articolo e intervista a cura di Helga Marsala

 

La città è un teatro in movimento, sotto un cielo d’estate rovente: cantieri aperti a Bologna, tra muri che esplodono e quartieri che cambiano. E sono esplosioni di linee, colori, visioni a due dimensioni germinate su immense superfici urbane, nell’euforica bellezza di un restyling che seduce l’occhio e riconnota il paesaggio: nuova pelle cromatica, per vecchi edifici spenti, strappati al grigio di sempre.
Frontier. La linea dello stile è un progetto ambizioso, strutturato in sei sessioni di lavoro, sei cantieri che progressivamente prendono vita tra diversi quartieri, da giungo ad agosto. Tredici artisti in totale, per tredici muri da reinventare. Si è appena conclusa la prima tranche di interventi, che ha visto in azione l’olandese Does, il parigino Honet e il polacco M-City. E poi arriveranno gli italiani Hitnes, Etnik, Eron, Joys, Cuoghi e Corsello, Rusty, Andreco, Dado, fino al tedesco Daim e al veterano statunitense Phase II. Nel giorno dell’opening, che inaugura i primi muri completati, abbiamo incontrato i curatori, Claudio Musso e Fabiola Naldi

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