Domus web | articolo di Alessandra Pioselli

 

Nel 1984 si tenne alla Galleria civica d’arte moderna di Bologna una mostra destinata a fare storia, “Arte di frontiera: New York graffiti”, voluta da Francesca Alinovi. La studiosa, tragicamente scomparsa l’anno prima della mostra, aveva vissuto negli Stati Uniti l’emergere di una scena radicata nelle viscere della metropoli americana. Keith Haring e Jean Basquiat, tra gli altri, arrivarono in Italia per la prima volta sotto l’egida della sua riflessione critica. Promosso dal Comune di Bologna, curato da Fabiola Naldi e da Claudio Musso, il progetto “Frontier. La linea dello stile” si pone su una linea di continuità con le ricerche dell’Alinovi, con lo scopo di leggere l’evoluzione del writing e della street art dopo la scuola newyorkese.

“Frontier” è, però, un progetto open air: tredici autori internazionali sono stati chiamati a confrontarsi, a partire da giugno 2012, con altrettanti muri di grandi dimensioni appartenenti a stabili di edilizia residenziale pubblica, in quattro quartieri semi periferici di Bologna. La mappa curatoriale rivela nomi storici, come il padre del writing Phase2 (New York, 1958), che s’intrecciano con autori appartenenti alle generazioni emerse alla fine degli anni Ottanta e nel corso degli anni Novanta (gli italiani Andreco, Cuoghi e Corsello, Dado, Eron, Etnik, Hitnes, Joys, Rusty, il tedesco Daim, l’olandese Does, il francese Honet e il polacco M-City)…

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